NATURALE


















CHI E' L'UOMO NATURALE?
Gruppo nato nel marzo del 2000 da piccoli uomini vogliosi, cerca e trova nel suo decennale la forza di pubblicare un nuovo album: più diretto, più maturo, più scarno, ma ugualmente ricco di gioia bambina.
Quella gioia che prende gli anziani e li trasforma da genitori austeri in nonni burloni.
Il Porto non è ancora nonno, ma genitore che mantiene la voglia di giocare, con la consapevolezza, più viva e vissuta, che la realtà non la si può ignorare.
E stavolta ha voglia di dirlo.
Un disco più diretto, più semplice.
Di quella semplicità che nasce dal confronto, dal dialogo con l'altro. Quella semplicità che ti trovi addosso senza averla cercata, che ti coglie un giorno e che non ti molla più, che ti ritrovi a dover accettare come amica. Pena la resa alla realtà, che deve essere si presente, ma deve lasciar sempre lo spazio alla fantasia, alla voglia, che altrimenti poi si fanno cose stupide, per farla sfogare, sfociare, urlare.
Una convivenza col proprio disincanto rispetto ai sogni assoluti di tardo-adolescenti un po' troppo cresciuti.
Una maturità neanche tanto desiderata, ma comunque serenamente accettata.
Una voglia più consapevole di parlare dell'uomo e del suo sopravvivere, sempre giocando con la musica, pur sapendo che questo non basta più, che non sarà il rock a salvare il mondo.
Una serie di canzoni sono nei confronti della storia come un massaggio per curare il cancro, alleviano le sofferenze e possono sollevare lo spirito.
Pare che uno spirito positivo giovi ai malati di cancro.
Noi speriamo che lo spirito delle canzoni doni consapevolezza e quindi forza.
Quella che serve ad alzarsi ed andare.
Speriamo che questa forza arrivi a noi e di conseguenza a chi ci ascolta.
Riponiamo in questo disco buona parte della nostra gioia bambina, la gioia senza filtri, senza costruzioni troppo ricercate o complesse.
Una serie di canzoni normali, da persone normali.
Perché la vera rivoluzione, i veri cambiamenti, arriveranno solo quando l'uomo normale deciderà di cambiare rotta. Di uscire fuori.
L'eccellenza e la virtù rendono grandi uomini eccezionali e virtuosi, ma sarà la normalità a cambiare il mondo. Quando l'uomo naturalmente inizierà a muovere i propri passi verso altri lidi. Quando tornerà ad impossessarsi dello spazio e soprattutto del tempo. Quando tornerà in strada ed accetterà il confronto e la sua vita non sarà perfetta come uno spot, ma vera come una ruga e un lancio di un pallone da quaranta metri preso con la punta del piede non sarà un gioco da ragazzi, ma una cosa quasi soprannaturale.
E' dell'uomo più naturale che abbiamo bisogno. E per trovarlo non possiamo che fare ancora un viaggio nell'uomo.
Macchina vivente.
Animale cosciente di se e del mondo, coscienza pesante da sostenere, per questo spesso rifuggita, aggirata, derisa, negata, declinata.
Ma comunque inevitabile. Come il respirare, il mangiare, l'accoppiarsi.
Un tentativo, l'ennesimo, per capire e spiegare agli altri, ma soprattutto a noi stessi, chi è quell'essere che bussa da dentro, che cerca spazio, chi è che ripetutamente si affaccia nelle nostre vite e talvolta si frappone fra fantasia e realtà, fra desideri e quotidiane ricompense, fra ciò che vorremmo essere e ciò che siamo.
Chi è che ci chiama, che non si sazia, che a volte si assopisce ma sempre ritorna, ci interroga e ci sprona, ci stanca e ci conforta, ci uccide e ci illumina, ci dice che non siamo migliori, ci dice di lottare, di cambiare, di rischiare, di non arrenderci ad una vita aliena, che ci siamo costruiti addosso ma che ci appesantisce e ci trascina come un'incantevole sirena nell'abisso.
Chi è che emerge in certi momenti dal fondale.
Chi è che la notte, nel buio, ci viene a parlare?
E' l'Uomo Naturale.