Porto Flamingo


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TESTI FLAMINGHI

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Testi Flaminghi




BENZINA


Puoi bruciare tutti i miei risparmi
come fossero benzina.
Puoi succhiarmi l’anima e il lavoro
Con la crisi dello yen.
Puoi piazzarmi sotto casa bombe
A venticinque megatoni.
Puoi farmi donare l’otto per duecento
Un po’ a chi pare a te..

Ma lascia stare i fiori, i colori, le mie nottate fuori,
il sogno di un mondo e un popolo migliori,
le piccole cose, la gioia del momento
in cui non ti sento, che tu non ci sei più.

Dai facciamo un cambio, dammi il PIL
Che ti do il mi portafogli.
Dammi ventisette metri quadri,
io ti do tutta la voglia.
Dammi il tuo potere logorante,
che ti do il mio precariato.
Dammi un anno quella tua poltrona,
ti regalerò i miei jeans.

Ma lascia stare i fiori, i colori, le mie nottate fuori,
il sogno di un mondo e un popolo migliori,
le piccole cose, la gioia del momento
in cui non ti sento, che tu non ci sei più.

Forse dovrei importi la mia vita
come tu vuoi fare a me?
Perché dovrei importi la mia vita
come tu vuoi fare a me?
Forse dovrei importi la mia vita.

Ma lascia stare i fiori, i colori, le mie nottate fuori,
il sogno di un mondo e un popolo migliori…
…i fiori, i colori, le mie nottate fuori,
il sogno di un mondo e un popolo migliori…
…i fiori, i colori, le mie nottate fuori,
il sogno di un mondo in cui non ci sei tu.


BESTI’O’NNO!

Come una spugna che gonfia e non s’impregna
lo stare al margine del gioco è vera gogna,
si aggiunga pure che ho scarpe troppo strette
che sembrano ormai ghette e puzzano di fogna.
A questo palo, legato come un mulo,
l’unico posto che conosco e che è sicuro,
qui la mia vita, qui le mie malefatte,
le gioie benedette e tutto quello che il convento passa.

Mi è di conforto che se il mio fiato è corto,
quello dell’uomo della strada è quasi morto;
misero fregio bearsi della sfiga degli altri,
non è mica un rimedio, son d’accordo!
E se è evidente che l’altro non mi ama,
sia contornato da giacchetta o da sottana,
se punto dal mio olezzo si apparta o con disprezzo
mi ignora oppure chiama…

Bestia o no! Rozzo o no!
Bestia o no! Stronzo o no!
Bestia o no! Pazzo o no!
Non ho prezzo e non ne do.
Bestia o no! Rozzo o no!
Bestia o no! Stronzo o no!
Bestia o no! Pazzo o no!
Non mi chino!

Guardo il passaggio del mondo ed il coraggio
di giovinastri al principiar del loro viaggio,
non si direbbe che stavo anch’io con loro,
la gloria ed il lavoro e adesso ceffo da linciaggio.
Non è una posa, ma essere altra cosa
di chi calpesta e non accenna ad una scusa,
un giorno ho rotto! Pisciando la mia cola,
da merce latta sola! Mai più dolce gazzosa!

A tutti e tutto saluti con il botto,
mi sia concesso usare come bomba un rutto.
Scappellamenti a tutti i commensali,
auguri e giorni uguali, tranne i listati a lutto.
Ad ogni modo apprezzo chi al suo chiodo
ha posto laurea, foto, buca, cappio o nodo.
Pacca sincera per chi avendo tentato,
sudato e incaprettato, si schiatta mentre godo!


BOMBA LIBERA TUTTI

Gobbo sgobbo su un banchetto, ho provato già di tutto,
quando illustro il mio progetto mi credono matto.
Voglio battere i potenti, far giustizia fra le genti,
vincere l’indifferenza e la diffidenza.
Non potrà fermarmi nulla, l’ho piazzata fra la folla,
fra due attimi la sotto sentirai che botto!

Scoppia! Bomba libera tutti!
Scaccia il male via di qua!
Scoppia! Bomba libera tutti!
Presto, o il male vincerà.

Un bagliore, un’esplosione che sconvolge le persone,
c’è chi spinge e c’è chi urla ”Mamma mia! La guerra!”.
Ma non ha toccato niente, nessun morto fra la gente,
nessun crollo fra le case e ancora altre sorprese…
E’ scomparsa l’avarizia, con l’accidia e la pigrizia,
son crollate la perfidia, la viltà e l’invidia.

Scoppia! Bomba libera tutti!
Scaccia il male via di qua!
Scoppia! Bomba libera tutti!
Presto, o il male vincerà.

Niente dio, niente guerra, nessun re su questa terra.
Niente morte ne dolore, niente odio dentro al cuore.
Niente dio, niente guerra, nessun re su questa terra.
Niente morte ne dolore, vieni, presto, brilla!

Scoppia! Bomba libera tutti!
Scaccia il male via di qua!
Scoppia! Bomba libera tutti!
Presto, o il male vincerà.


BRICIOLE

Briciole, briciole, briciole si muovono
e nel buio formiche che le muovono,
tubi in rame riscaldano la tana
per l’inverno che non arriverà mai.

Odio questa grossa pancia,
odio quando lei mi tocca,
odio razzolarmi in giro,
alito di bocca in bocca.
Fumo da un po’ d’un pezzo,
vezzo rinomato e austero,
tossico lo so è lo stesso
in quanto l’odio mio è sincero.

Non posseggo grande stima
neanche della rozza chioma,
crapa terminale incolto
di un asino con troppa soma.
Ma è nel frutto del cervello,
che ripongo la speranza,
che le spoglie mie mortali
sudino nella mia essenza.

Briciole, briciole, briciole si muovono
e nel buio formiche che le muovono,
tubi in rame riscaldano la tana
per l’inverno che non arriverà mai.

Quando vesto la mia essenza,
non è il tempo la mia cura,
non conosco la vecchiezza,
ne la fame, ne l’arsura.
Godo della mente e vago,
il resto mi lambisce appena,
coccolo questa mia vita
priva della vostra schiena.

Fino a quando non mi imbatto
In vecchie piaghe puzzolenti,
bieca lotta quotidiana,
codardia e carie ai denti.


BURUBUBBUBBUBBUBBURU

Mi trovo qui, bisognoso adorare
la libertà che concede il sudore
di averti dato già tutto da sempre,
incenerito il diario delle ore.

E porco cane se ho avuto piaceri
e di bestemmie pensate una gerla
ed ogni volta che siedo o mi stampo
per terra qualcosa che fa:

-Burububbubbubbubburu!!-

Di schiaffi a palmi scaldati ho già presi
e calci in culo e risate di denti,
come prodotto alla fine scartato
qual corpo estraneo fra simil sementi.

Poi rinfrancato da sesso di scorta
oppur da storie d’amore per bene,
con piglio vago tossisco e mi accendo
all’ennesima voce che fa:

-Burububbubbubbubburu!!-.

Polvere amara
che riempi la bocca
dei passi e dei sogni che ho,
lasciami almeno un respiro,
da quello io germoglierò.


CALDO

Trentamila passeggeri
caricano questa nave,
tutto resta funzionale,
niente è senza un fine;
orologio ticheteggia,
ticheteggia un paperino
che dall’uno torna all’uno
tutto senza un fine.

Dentro questa discrepanza,
divergenza, bolge umane
svolgono funzioni
in lor vitali, spesso vane.
Intervento ben riuscito
di modifica ambientale,
lo stridore fra l’assenza
e la presenza porta attrito e caldo…

Caldo! Attrito e caldo!

Ricamate le sottane
della signorina terra
abbiamo, per donarle
grazia immensa e perché il sole
l’osservasse con più garbo
e più libidine morbosa,
tanto da bollire il sangue
e ricreare in abbondanza caldo…

Caldo! In abbondanza!

Pietra pomice e nervosa
leviga le ossa unite
a reggere l’impalcatura
priva ormai d’azione;
nuova cellula invertita
ingenerosa macchia chiara
crea, laddove i muscoli
compivano l’azione e resta il caldo…

Caldo! E resta il caldo! Caldo!


CANTA ANCORA

Non capisco che cos'è che è stato,
fatto sta che mi ci sono ritrovato
per strada, per strada, per strada e solo..
Non capisco cosa accade adesso,
c'è un rumore che non sento così spesso,
un passo, un passo, un passo verso..

Cosa sono? Sono dei cantanti?
Li han pagati per portare tutti quanti
più avanti, più avanti, più avanti ancora..
Per ballare e per cantare assieme,
per portare in questa piazza gioia e bene,
ebbene, ebbene, ebbene allora

canta, canta, canta ancora,
canta ancora a squarciagola,
versa miele sul mio fiele
tanto che lo possa bere.
Canta, canta, canta ancora,
canta ancora a squarciagola,
versa miele sul mio fiele
tanto che possa mandarlo giù!

Non ricordo neanche com'è stato,
a suonare mi ci sono ritrovato,
son nato suonato, suonato e suono.
E' un qualcosa che si attacca addosso,
che non puoi più farne ameno come il sesso,
ma spesso, ma spesso e in tanti..

Voi chi siete siete gli abitanti,
è un piacere ritrovarvi qui davanti,
più avanti, più avanti, più avanti ancora.
Per ballare e per cantare assieme,
per scoprire se nell'uomo c'è del bene,
ebbene, ebbene, ebbene allora

canta, canta, canta ancora,
canta ancora a squarciagola,
versa miele sul mio fiele
tanto che lo possa bere.
Canta, canta, canta ancora,
canta ancora a squarciagola,
versa miele sul mio fiele
tanto che possa mandarlo giù!


CORAGGIO

Nascere per essere, essere per vivere,
vivere per crescere qualcosa d'impossibile.

Mi servirà coraggio
del petto che si gonfia e poi la stima,
la stima che porta un alpinista sulla cima
e destrezza che colga l'efficacia con certezza
e controllo per essere sicuro che non mollo.

Occorre astuzia,
cambiare traiettoria d'un inezia
e la cura di un capo preparato su misura
e pazienza, attendere che peschi la tua lenza,
e energia, la forza per colpire e andare via..

…ho visto un mondo sbagliato, troppo sbagliato.
Mi sono svegliato ed ho visto un mondo sbagliato...

Uscite fuori con le mani alzate,
abbandonate, abbandonate, abbandonate
la vostra tana e le esitazioni
e siate buoni, siate solo mostri buoni.

Non cerco denaro
E comunque costerei un po’ troppo caro,
o promesse di cose già dovute e mai concesse,
ma onore che scaldi solo un attimo il mio cuore
e giustizia, la droga che mi culla e che mi vizia.

Uscite fuori con le mani alzate,
abbandonate, abbandonate, abbandonate
la vostra tana e le esitazioni
e siate buoni, siate solo mostri buoni.

Nascere per essere, essere per vivere,
vivere per crescere qualcosa d'impossibile.

Uscite fuori con le mani alzate,
abbandonate, abbandonate, abbandonate
la vostra tana e le esitazioni
e siate buoni, siate solo mostri buoni.


DAMMI L'AMERICA

Potrei mai sopportare un mondo più migliore
in cui fosse la prassi svegliarsi e far l'amore?
Potrei mai sopportare un mondo più sereno,
che quando sei corretto non ti senti uno scemo?

E' meglio sospettare muovendosi da preda,
guardandosi in cagnesco quando si esce in strada,
comprarsi una pistola per esser più sicuri
pregando il buon Gesù!

Dammi la A! Dammi la A! Dammi l'America.
Voglio la FA! Voglio la FA! Voglio la favola..
Dammela pi... dammela pi... dammela piccola,
che se poi mi sveglio cado troppo giù!

Potrei mai sopportare un mondo più sincero,
nel quale un'aranciata sia d'arancia per davvero?
Di essere assistito, protetto, tutelato,
curato all'occorrenza, insomma rispettato?

E' meglio arrabattarsi fra debiti e bollette
con pillole legali, droghe, vino e sigarette,
è meglio consolarsi con culi e silicone...
perdono buon Gesù!

Dammi la A! Dammi la A! Dammi l'America.
Voglio la FA! Voglio la FA! Voglio la favola..
Dammela pi... dammela pi... dammela piccola,
che se poi mi sveglio cado troppo giù!

Potrei mai sopportare di vivere me stesso?
D'avere i miei difetti e non sentirmi un cesso?
Potrebbe non piacermi sentirmi un po' nessuno,
io senza impalcature sono solo e sempre uno...

E' meglio l'accettare, il vivere di massa,
che pure l'Olocausto poi con la storia passa.
Armiamoci e partiamo, compagni, camerati!
Andiamo buon Gesù!

Dammi la A! Dammi la A! Dammi l'America.
Voglio la FA! Voglio la FA! Voglio la favola..
Dammela pi... dammela pi... dammela piccola,
che se poi mi sveglio cado troppo giù!


DIACCIO BECCO

Pur indubbia che sia la bontà
di taluni abbrutiti e che in altri
sian sinonimi a felicità
indecenza, ira ed ottusità.

Figuriamoci escludendo poi
che le doti cui sopra sian niente
acchè l’uomo indossi col se
una decente naturalità…

Passami i’ pullover,
c’è un diaccio becco
n’ì ffrigo ‘n mezz’a i’latte e l’ova;
passami i’ pullover,
c’è un diaccio becco
n’ì ffrigo anche pe’ un latin lover.

Osservata la regola che
Al pestone sul callo si schizza
Provi il nostro a considerare
Il cervello per quello che è.

Un’arma subdola, magica, mistica,
elastica, isterica, comoda e pratica…
già si evince con banalità
qual mancanza sia il non l’adoprar…

Passami i’ pullover,
c’è un diaccio becco
n’ì ffrigo ‘n mezz’a i’latte e l’ova;
passami i’ pullover,
c’è un diaccio becco
n’ì ffrigo anche pe’ un latin lover.


FAME

Ho troppa fame, ho troppa fame,
trova una scusa per farmi entrare.
Ho troppa fame, io ho troppa fame,
chiamalo vizio, voracità!
Ho troppa fame per dedicare
a qualcun altro la mia attenzione,
avessi almeno un tozzo di pane
sarei più avviso alla società.

Ho troppa fame, ho troppa fame,
per troppo tempo solo guardare,
son deperito che anche il dottore
non mi da molte opportunità.
Ho troppa fame, ma così tanta
che questo cibo non può bastare.
Spero una mensa che sia migliore,
a volte spero nell'aldilà!

Ho troppa fame, ho troppa fame,
trova una scusa per farmi entrare.
Ho troppa fame, io ho troppa fame,
chiamalo vizio, voracità!
Ho troppa fame per ingoiare
un solo rospo, io ho troppa fame
per deglutire, per ringraziare,
per augurare la felicità.

Ho troppa fame per ricordare
che il mio vicino non è migliore,
non è peggiore, è un altro colore
e una tavolozza l'umanità.
Ho troppa fame, prova a pensare,
ho come un vuoto che prende il cuore,
prende i polmoni, prende il sudore,
prende le forze e niente ti da!

Basta accontentarsi,
poche gocce di veleno
ed il mio corpo sarà sazio,
sarà pieno...

Basta degustiate
poche gocce del mio sangue
e tutto questo
fatalmente imploderà.

Ho troppa fame, ho troppa fame,
trova una scusa per farmi entrare.
Ho troppa fame, io ho troppa fame,
chiamalo vizio, voracità!
Ho troppa fame, ma così tanta
che sembra quella di due persone,
devo ordinare doppia razione
per una coppia d'identità.

Ho troppa fame e questo verme
mangia da dentro tutto il mio amore,
con insistenza bussa per ore
per soddisfare la sazietà.
Ho troppa fame, state alla larga
non mi controllo, non ho pudore,
posso azzannarvi, porto rancore,
odio disprezzo ed acidità!


LA CANZONE PIU’ BELLA AL MONDO

Sopra al campanello c’è una luce,
sotto questa luce una levetta,
poco a destra il segno d’una crepa,
A lato l’anta con la scritta gassss…

Stanno pesticciando il marciapiede,
unto di escrementi e cose umane,
vedo fra fessure di persiana
carta, cicche ed altro che ..hu? ahh, be!

Sta sicuro che non apro quella porta,
ho saldato la maniglia ad un lucchetto.
Resta sempre chiusa bene la finestra,
così l’aria che m’appesta è mia…

Sento, sento, sento, sento e non rispondo
alla serenata, neanche fosse la più bella al mondo!

Croste d’impazienza sul divano,
rivoli di muffa sul soffitto,
gocciola da giorni il bagno e culla
l’arca dei miei sogni che fa glù…glù…glù…

Sta sicuro che non apro quella porta,
mi confido con la forma nello specchio,
troppa gente, troppi furbi, troppi ceffi,
che pretendono attenzioni che non ho…

Piove, piove, piove, piove e non si bagna;
dolce, dolce lagna, bussi sul mio cuor.
Rubo, rubo, rubo, solo qualche nota,
cresce nel profondo la canzone più bella al…

Mondo gonfia il tuo soffio dentro me,
è un po’ come il rinascere.
Schiavo di una catena che non c’è,
non ho niente da perdere.

Dal fracasso che m’invade questa volta
scindo dalla quotidiana tiritera
il profumo e l’armonia di primavera
cinguettanti di gioventù…

Corro, corro, corro, corro fuori e canto.
Canto, canto, canto, canto e canterò.
Mollo, mollo, mollo la mia diffidenza,
passo dopo passo, posso credere.
Lieve, lieve, lieve, lieve in girotondo
canto, canto, canto la canzone più bella al mondo!

Rubo, rubo, rubo.
Rubo dal profondo,
canto la canzone più bella al mondo!


LA PROVA

La prova più lampante è che non sento niente,
ne furia ne dolore, ne suono intorno a me.
Venendomi in soccorso un timido sorriso
la mente ha già deciso, è niente e nulla più.

La prova confortante, direi quasi evidente,
è che risplende il sole e al sole non si può,
sarebbe da imbecilli, come una cosa sciocca,
il giorno ha l’oro in bocca, di giorno non si fa.

La prova più diretta di quello che mi aspetta
è l’occhio che non vuole voltarsi più di la.
E’ come un giocatore che cerca un’altra mossa,
miracolo che possa mutare la realtà.

Del baccano che morboso quotidianamente c’è
gli altri tutt’intorno ora non guardano che me.
Prende corpo una certezza che di solito non c’è
gli altri ora non pensano che a me.

La prova più corposa, la gente che non osa
guardarmi dritto in faccia ne stare avanti a me
e come accenno un passo pur timido e indeciso,
si sgrana dentro al viso e non la vedo più.

La prova più infamante, la più compromettente,
è questo chiacchiericcio che sale, sale su.
Ora quasi mi assorda, mi sbronza come vino
-“E’ un pazzo, un assassino. Venite via di la!”-.

Del baccano che morboso quotidianamente c’è
gli altri tutt’intorno ora non guardano che me.
Prende corpo una certezza che di solito non c’è
gli altri ora non pensano che a me.

La prova più sicura, che accende la paura,
è quando finalmente rivedo ciò che c’è.
Da dentro la mia mano cade un oggetto aguzzo,
macchiato con il sangue rozzo, come lo eri tu!

La prova più banale, l’istinto più normale
È quello di fuggire e non voltarsi mai.
Fuggire a perdifiato, scordarsi del passato,
quello stronzo che ho ammazzato e lo schifo che mi fa!

Del baccano che morboso quotidianamente c’è
gli altri tutt’intorno ora non guardano che me.
Prende corpo una certezza che di solito non c’è
gli altri ora non pensano che a me.

Da dentro la mia tana, il mondo che mi chiama,
che spesso mi è mancato, ma non lo voglio più.
Non voglio più la prova, la faccia, e queste mani,
non voglio il mio domani e neanche questa gravità.


LA RIVOLTELLA

Dice che sia un punto fermo e non uno di vista,
che l’uomo moderno ha in tasca la felicità.
Che il ronzio che sento intorno è dentro la mia testa,
non il giramento per qualcosa che non ha.

Dato che m’inciampo E vedo molta gente in forma,
o forse si accontenta di un po’ di comodità,
a quello che mi manca, a ciò che proprio non mi torna,
questa rivoltella che ho trovato servirà!

Adesso giù!
Tutti giù! Tutti giù! Tutti giù! Tutti giù! Tutti giù! Tutti giù! Tutti giù!!
Se sparo ad alzo zero, non voglio farvi nulla.
E allora su!
Tatti su! Tutti su! Tutti su! Mani su! Tutti su! Mani su! Tutti su!!!
Sputate fuori le vostre virtù!

Beh, sarebbe bello avere un’esca sempre viva,
che rendesse appetitosa l’agra realtà,
fosse nutriente ‘sì che la mente rapita
ci rendesse pieni di passione e volontà.

Cosa quotidianamente mi impedisce infondo
di cambiare in meglio quello che proprio non va?
Non sarà che quando a una domanda non rispondo,
un poco non la so e un poco sia complicità?

E allora su!
Tutti su! Tutti su! Tutti su! Mani su! Tutti su! Mani su! Tutti su!!!
Tirate fuori il meglio che vi ha dato la vita!
Adesso qui!
Tutti qui! Tutti qui! Tutti qui! Mani qui! Tutti qui! Mani qui! Tutti Qui!
Riempitemi di voglia e stimoli.

E’ meraviglioso accorgersi di stare bene.
Perdere ogni giorno al sole la verginità,
su qualcosa che nemmeno ti appartiene
su qualcosa che nemmeno sai come si fa…

Sentire una canzone e non averla scritta,
seppur essendo soli godersi una carezza,
palpare dentro casa il fervore di una piazza,
trovare nuovo amore fra gente che s’incazza….

E allora su!
Tutti su! Tutti su! Tutti su! Mani su! Tutti su! Mani su! Tutti su!!!
Tiriamo fuori il meglio che ci da questa vita!
Adesso qui!
Tutti qui! Tutti qui! Tutti qui! Mani qui! Tutti qui! Mani qui! Tutti Qui!
Riempiamoci di voglia e stimoli.


LA RIVOLUZIONE

E' solo mia, è solo mia, è solo la mia vita!

Sogno avere serie, buone aspirazioni
mentre lotto con la patta dei miei pantaloni.
Sogno l'uomo puro, dei saldi principi
e lo bilancio con un gonzo che divora vini e cibi.
Sogno fratellanza, più contatto umano
mentre affondo lieto il fondoschiena sul divano...

Bello parlare della rivoluzione,
fra il dire e il fare decido solo io,
partecipare, non basta l'intenzione,
così il destino ritornerà un po' mio.

É solo mia, è solo mia, è solo la mia vita,
è mia, è solo una, è mia e non somiglia a me!

Sogno un mondo nuovo, puro e senza mali
e mi avveleno respirando bionde multinazionali.
Sogno un'energia alternativa al greggio
e spezzerei le ossa a quell'idiota dentro al mio parcheggio.
Sogno per la donna parità e rispetto,
meglio se adagiata a gambe aperte sul mio letto!

Bello parlare della rivoluzione,
fra il dire e il fare decido solo io,
partecipare, non basta l'intenzione,
così il destino ritornerà un po' mio.

Chi è stato? Chi è stato a prendersi la luna ed anche il dito?
Il primo che ha preso i sogni al collo ed ha capito
che forse, che forse era più facile, più semplice
gestire un uomo senza troppe mire e senza pelle.
Chi è stato a rendere quell'uomo così piatto?
A chiudere in un'ora ciò che ha fatto e ciò che ha detto
e immergere il resto dentro un solo sciocco brodo?
Chi è stato? La lista è lunga e il primo nome è: io.
La lista è lunga e il primo nome è il mio.

Bello parlare della rivoluzione,
fra il dire e il fare decido solo io,
partecipare, non basta l'intenzione,
così il destino ritornerà un po' mio.

É solo mia, è solo mia, è solo la mia vita,
è mia, è solo una, è mia e non somiglia a me!


LA TUA VOGLIA

L'ho incontrata per caso e per caso
è rimasta colpita da me,
presentatasi con un dettato:
- La tua voglia è migliore di te!-.

Sarà stato quel mio fiato grosso,
la mia lingua era quasi un bignè,
o che mi ero pisciato un po' addosso...
quando perdi il controllo è così.

Tanti auguri e chissà,
quando il giorno verrà
se avrò voglia di viverti ancora.
Sono pazzo di te,
innamorato dite,
ma alle volte non ti reggo più.
Questa grande città,
le pretese che ha
non mi cullano più da bambino.
Esci fuori e in rapporto con quello che c'è
la tua voglia è migliore di te!

Non mi merito niente davvero
e non pretendo davvero alcunché,
ma ti giuro che ho sangue sincero
e rispetto devoto per te.

Vita mia non voltarmi le spalle
se ti ammazzo ogni giorno di un po',
è che a volte ti treman le gambe
e vorresti le ali e poi via!


L’UOMO NATURALE

E’ questo il giorno dell’uomo naturale,
comunemente detto uomo normale.
E’ un giorno nuovo come tutti gli altri,
solo che l’uomo è sceso lento dagli spalti.

Non guarda il calcio, ma gioca allegramente,
non prega dio e da carezze all’altra gente,
non tifa Stalin e neanche Mussolini,
oltre alla pancia pensa ai vinti, ai deboli e ai bambini.

Alzarsi, andare! Andare, camminare!
E ancora alzarsi, andare! Andare, camminare!
E ancora alzarsi, andare! Andare, camminare!
Ancora alzarsi ed andare!

E’ questo il giorno dell’uomo naturale,
comunemente detto uomo normale.
E’ un giorno chiaro che illumina lontano,
così che l’uomo ha abbandonato il suo divano.

Grande sgomento fra i teletappezzieri,
sembra che l’uomo in strada rida più di ieri,
ci si è scordati di proprietà e paura,
lasciata aperta ogni casa ed ogni serratura.

Alzarsi, andare! Andare, camminare!
E ancora alzarsi, andare, sognare, camminare!
E ancora alzarsi, andare, lottare, camminare!
Ancora alzarsi, andare, spogliarsi dal male!

La prima notte dell’uomo naturale,
comunemente detto uomo normale,
di riposare non c’è stato bisogno,
fra chi ha scoperto nuove stelle
e chi ha amato fino al giorno.

Alzarsi, andare! Andare, camminare!
E ancora alzarsi, andare! Andare, camminare!
E ancora alzarsi, andare! Andare, camminare!
E ancora alzarsi, andare! Andare, camminare!
Alzarsi, andare! Andare, camminare!
E ancora alzarsi, andare, sognare, camminare!
E ancora alzarsi, andare, lottare, camminare!
Ancora alzarsi, andare, spogliarsi dal male!


METTETEMI IN GALERA

Uno del mio stampo deve osare un po' di più,
duellando a voce alta un po' come in tv:
trema mondo occidentale grasso e futile,
nelle tasche hai solo mosche, miele non ce n'è!

Se il governo che imperversa l'hai voluto tu,
se la gente un po' diversa no, non ti va giù,
se volete un membro omologato ed utile,
non posso aiutarvi, non contate su di me.

Mettetemi in galera,
buttate via la chiave,
non voglio navigare
su questa lustra nave.
Mettetemi in galera,
scordatevi il mio nome,
avrete la mia vita
ma la mia approvazione no!

Si potrebbe riparlare un po' di umanità,
di risorse d'acqua, cibo ed elettricità,
ripensarle a peso d'uomo vivo e salubre,
ma ci son fin troppe bocche, orecchie non ce n'è!

Mettetemi in galera,
buttate via la chiave,
non voglio navigare
su questa lustra nave.
Mettetemi in galera,
scordatevi il mio nome,
avrete la mia vita
ma la mia approvazione no!

Potenti, arroganti, emeriti signori,
voi gente senza dubbi, senza macchia e senza errori.
Dov’è che stiamo andando, chi è che sta guidando?
Mettetemi in galera, questa volta io non vengo! No!


PURO AMOR

Essendo che camminerò
può darsi che tu cambierai,
da un altro lato ogni cosa appare
talvolta amica e a volte no.

Delle discordie e della gioia
sedute e radicate qui,
poco più in basso dei tanti sogni,
più in alto di puzzo e viltà.

Mi troverai, capelli lunghi,
lavato no, che non si può
scrostarsi troppo di cosa è stato;
è legge di chi medita!

E se sarai bella da matti,
si tanto che ti bramerò,
anche allo sguardo più distaccato
di chi quel dì ti abbandonò

e non sarai per forza donna
e non sarai per forza dio,
ma una passione più resistente
confatta a me più del mio io,

perché di me cadranno i pezzi,
si sbiancheranno i riccioli,
saran mutati i miei progetti,
sarò poi io? Io?! Quello li?!

Se abbraccerai quello che resta
o se uno nuovo io ti parrò
ma rimarrai piena d’affetto,
lo stesso che provavi allor,
se rimarrai piena d’affetto
quello sarà un puro amor…

Essendo che camminerò
e un altro uomo ti parrò,
ma rimarrai piena d’affetto
quello sarà un puro amor,
Essendo che mi sbiancherò
e un altro uomo ti parrò,
ma rimarrai piena d’affetto
quello sarà un puro amor,
Essendo che lavorerò
e un altro uomo ti parrò,
ma rimarrai piena d’affetto
quello sarà un puro amor,
l’affetto del più puro amor!


QUIETO D’INCANTO

Quieto d’incanto
restava intanto il corpo,
d’alberi lunghi
gocciolava la mia sera,
non ricordo più
se picchia o mi consola…
Non ricordo più
se picchia o mi consola.

Fili che da acqua
mutavano in vapori,
come tizzoni
riscaldava l’aria il corpo.
Giochicchiavano
le gocce sul mio sorriso.
Giochicchiavano le gocce
sul mio sorriso.

Ospite grato
o ingrato non fu dato
niente a sapere a me
da tutto quel che intorno
ospitava e colorava
il mio respiro.
Ospitava e colorava
Il mio respiro.

Quieto d’incanto
restava intanto il corpo,
d’alberi lunghi
gocciolava la mia sera,
non ricordo più
se picchia… e non consola.
Non ricordo più
se picchia… e non consola.

Mietuto dall’uomo come se fossi grano,
caduto per caso all’interno del mio cranio,
apprezzo la ilare sobrietà della mia anima.


SALTA GIUDA

Un tempo gli uomini fondavano il loro dominio
su schiavi e pecore piegati e nati per lavoro.
Su nell'olimpo chi godeva e poteva tutto,
in mezzo chi campava bene ed accudiva il branco.

Il meccanismo ha funzionato e riprodotto un carro
che lungo i secoli dei secoli è sopravvissuto;
sul tetto potevi trovare i santi illuminati,
fra gli ingranaggi e fra le ruote morti e disperati.

Oggi il latte è “Più dì”, ci si sposa il giovedì,
il decoder è HD, ma non è cambiato un.... BEEP!

Salta giuda, salta giù! Prendi il tempo, salta giù!
Salta giuda, salta giù! Giù dal carro, salta giù!

La nostra bella società è fiera ed appoggiata
su gente che ogni giorno soffre e crepa di mercato.
Tutta la luce punta sull'eroe eccezionale,
come la storia ti racconta solo il grande impero.

Solo candele fioche per chi apre le sue braccia,
per chi ti accoglie, per chi spera, per chi t'incoraggia.
Inizio a credere che il buono non ti può aiutare.
Inizio a credere che la virtù stia nel tradire.

Non si sta poi male qui, al lavoro il lunedì,
una sbronza al venerdì, ma così non cambia un... BEEP!

Salta giuda, salta giù! Prendi il tempo, salta giù!
Salta giuda, salta giù! Giù dal carro, salta giù!

…non fare agli altri
ciò che non vorresti fatto a te…

Salta giuda, salta giù! Prendi il tempo, salta giù!
Salta giuda, salta giù! Giù dal carro, salta giù!


…SE QUESTO POSTO

Se questo posto non ha più
la follia delle favole
e tutto il resto sembra essere
quello che è.
Se il verde prato non ha più
una ragione di esistere
un fiore è il suo ricamo che
non appassirà mai

Coltiverò con la pazienza di gocce di pioggia
l’oceano che ci porterà freschi lidi e poesia.
Masticheremo come cicha le nebbie e la rabbia
e come bolla volerò sempre in tua compagnia…

Non preoccuparti se ogni quando,
ma raramente,
potrò scambiare per tempesta
scintille d’amor.
Non preoccuparti se ogni quando,
ma raramente,
potrai scambiare per stanchezza
un affanno d’amor.

Se questo posto non ha più
l’armonia delle nuvole,
beato il vento secco che
le trasporterà via.
Se l’emozione non ha più
nutrimento per vivere,
il dolce amaro del ricordo
non sazierà mai.

Pettinerò di lunghe trecce i tuoi biondi capelli,
la dolce piega del tuo riso mi indicherà la via.
Cavalcheremo su deserti e su molli colli
e stelle e cielo e buio e terra e spazio e tempo ancor.

Non preoccuparti se ogni quando,
ma raramente,
potrò scambiare per tempesta
scintille d’amor.
Non preoccuparti se ogni quando,
ma raramente,
potrai scambiare per stanchezza
un affanno d’amor…

…potrai scambiare per stanchezza
un affanno d’amor…


SOTTO VUOTO SPINTO

Sotto vuoto spinto imbusterò
questo momento in cui mi sento leggero.
Lascio nervi saldi e un bel sorriso
senza denti a quando conti davvero.
Certo di potermene servire
lo guarnisco con la santa pazienza.
Voglio conservarne un altro paio
ed esser certo di restarne mai senza.

Servirà, serviranno tutti quanti
quando il dio degli ignoranti
vorrà imporre fede, norma e regole.
Servirà, serviranno tutti quanti
quando avrò davanti agli occhi
un solo grido, un solo stemma, un solo credo, un solo re.

Devo ricordarmi un pizzico
di sale in zucca e qualche gesto giulivo.
Chiudere con cura ogni sacchetto
e farci un segno quando sembro più vivo.
Non per gusto di collezionare
come foto ogni mio istante felice.
Giorno verrà giorno in cui sarò
debilitato senza fiato ne voce.

Servirà, serviranno tutti quanti
quando il dio degli ignoranti
vorrà imporre fede, norma e regole.
Servirà, serviranno tutti quanti
Quando il mio nemico avrà
nel suo fucile un solo colpo e nel mirino…

Che sorpresa, di fronte all’odio
trovare risa, sentirsi gaio!
Ma che sorpresa di fronte all’odio
trovarsi nudo, lieto e giocondo!

Voglio conservare quel momento in cui il respiro delle cose
dalla folla del marasma lento emerge al vivo.
Non per gusto di collezionare ogni istante, ma per quando
avrò da vomitare e niente mi terrà …


TOC-TOC
Di quando l’uomo rimane chiuso nel suo guscio e vedendo solo d’improvviso un cambiamento
(magari epocale) in atto, viene da questo disintegrato e/o cade in visione mistica e/o dionisiaca,
talvolta fatalmente e stupidamente inutile e tardiva.


Bussano alla porta,
non aprirla mai
sono piccole imprudenze
che accompagnan grossi guai,
chiacchericcio e imprecazione li cancellerà
il buon rumore che dal fondo
impasta tutto
e fieramente emerge.

Bussano alla porta,
chiedono pietà,
gira in giro voce
che la fine presto arriverà,
questa storia del disastro è solo una mania
e questo fischio alla finestra
brezza che leggera e dolce…

Soffia,
che le chiome degli alberi spoglia
e più luce ora giunge ed abbaglia
e ogni cosa ci appare più bella di com’è.
Brilla,
rende il cielo una unica stella,
un chiarore, costante scintilla
che ha un calore che brucia ogni fronda che c’è…

Bussano alla porta ancora
cara amica mia,
dormi o l’inquietudine diffusa
non andrà più via.
Offri ai bisognosi
bende, cibo e ilarità;
proverò a sbirciare
sento il vento che più denso e intenso…


TRANQUILLO FABRIZIO

La più sorpresa e triste la compagna,
donna fedele, incline alla tv,
ognuna del suo uomo un po’ si lagna,
ma ben diverso è il non trovarlo più.
Trovò soltanto una paginetta bianca
con su vergate tre o quattro fantasie,
parole scarne, d’affetto e circostanza,
somiglianti presso a poco alle mie.

Io ti ringrazio per tutti i tuo baci
per ciò che dici e mi piace dite,
ma francamente non posso restare,
me ne devo andare lontano da te.
Io ti ringrazio, mia sola famiglia,
ma questo mondo è diverso da me,
io mi tramuto da uomo in gorilla
di pelo e ciniglia e rinuncio anche a te.

Si volse vaga al tavolo da fumo,
sul quotidiano conti, palle, morte e Bush.
Poco lì accanto un sorriso conosciuto
Immerso dentro a un gorilla di peluche.
-“ Maremma santa, l’ha fatto pe' davvero!
Unn'è i' sistema, un si pò fa così!”-.
Riprese ancora la lettera trovata
Che continuava in questo modo, o giù di lì.

Io ti ringrazio, mia gioia infinita,
questa mia vita la devo anche a te,
ma francamente ‘sto mondo fetente
non mi da più niente, io devo andar via.
Io ti ringrazio per tutto l’affetto,
ma ogni giorno mi butta più giù,
so già che amaro sarà il tuo giudizio.
Addio, tuo Fabrizio, non tornerò più.

Trascorso il tempo dei pianti e della crisi,
rimase anni fra polvere e comò,
fino a che un giorno il gorilla fu Fabrizio
in testa a un lercio cassonetto scivolò.
Li lo raccolse un gruppo di sbandati,
avresti detto cattiva compagnia,
ma che intuiti gli sgomenti suoi passati,
prova tuttora a ribaltare la magia.

Noi ti cantiamo Fabrizio gorilla,
in questo mondo diverso da te,
acchè il tuo volto di pelo e ciniglia
abbracci la voglia di rivivere.
Noi ti cantiamo Fabrizio gorilla,
con la speranza che adesso non hai,
e se ogni cosa ci rotola addosso
intoniamo una nota al di sopra dei guai.



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